PERCHÉ NON RIESCO A DIMAGRIRE?

Perché molte persone pur seguendo il modello del bilancio energetico (quindi tenendo conto dell'apporto calorico e del dispendio energetico quotidiano) non riescono ad avere risultati soddisfacenti in termini di dimagrimento?
Innanzitutto cosa si intende per "energia in uscita"?
Per "energia in uscita" si intende, banalmente, il dispendio energetico totale (TDEE), ovvero l'energia complessiva che utilizziamo giornalmente.
SPESSA ENERGETICA ATTIVITÀ FISICA QUOTIDIANA

Già in partenza la spesa energetica dell'attività fisica quotidiana viene calcolata in maniera errata.
Anche il dispendio energetico da attività sportive è misurato in maniera sbagliata.
In questa tabella sono rappresentati una serie di valori (medi) di consumo calorico (kcal/kg/ora) in funzione dell'attività sportiva svolta (rugby, sollevamento pesi, pugilato, corsa, basket, scherma, ecc).

Questi valori dovrebbero essere utilizzati in maniera solo indicativa, cioè per avere la consapevolezza che chiaramente fare determinate attività sportive può comportare un dispendio energetico maggiore rispetto al farne un'altra (pensiamo al confronto tra il sollevamento pesi in palestra, che in realtà non ha un grande potere di aumentare il dispendio energetico, e il fare una maratona).
Moltiplicare questi valori per le ore di pratica sportiva svolte, ricavando in questo modo il dispendio energetico da attività sportiva, ci porterebbe ad ottenere un TDEE molto poco vicino a quello reale.
Addirittura quando valutiamo il dispendio energetico da attività fisica utilizziamo dei semplici moltiplicatori.
Il TDEE quindi lo otteniamo calcolando il BMR (che abbiamo visto esser valutato in maniera inaccurata), e poi lo moltiplichiamo in base a valori predefiniti elaborati in funzione dei livelli di attività fisica.
Il punto è che questi valori (elencati in tabella) sono stati elaborati in funzione di una serie di indicazioni assolutamente generali.

Ad esempio: un soggetto fa attività fisica da 1 a 3 volte a settimana deve moltiplicare il suo BMR per 1,4, e questo significa che se un soggetto ha come BMR 1500 kcal, per ottenere il TDEE dovrà fare questa operazione: 1500 x 1,4.
Vi sembra realistico che un soggetto che si allena una sola volta a settimana debba utilizzare lo stesso moltiplicatore di un altro ragazzo che però si allena 3 volte a settimana per poter ottenere il proprio TDEE?
Un altro esempio: un soggetto che fa attività fisica 3-5 volte a settimana ha un moltiplicatore di 1,6, cioè un valore leggermente superiore ad un soggetto che fa solo 1 o 2 allenamenti a settimana (un soggetto che si allena 5 volte ha un moltiplicatore di 1,6 di poco superiore ad 1,4 di un soggetto che si allena 1 volta sola a settimana).
E poi, che tipo di attività fisica? Con che intensità?
Non teniamo conto di tutti questi fattori e non teniamo nemmeno conto del fatto che magari il soggetto che fa solo 1 volta a settimana attività fisica magari per lavoro fa il muratore, mentre un ragazzo che fa attività fisica 4 volte a settimana magari è uno studente che passa 8 ore seduto per studiare o ascoltare le lezioni all'università.
Se non teniamo conto di tutti questi fattori è chiaro che avremo una determinazione del nostro TDEE assolutamente sbagliata.Infatti, quello che tipicamente si verifica, è che quei soggetti che realmente si allenano tutti i giorni (o quasi) e che hanno una vita attiva, finiscono per sottovalutare il proprio TDEE attraverso le formule e le metodiche di misiurazione descritte finora, mentre, al contrario le persone più o meno sedentarie spesso finiscono per sopravvalutare il loro TDEE.
Ad esempio, pensando di avere un dispendio energetico totale di 2500-2200 kcal, con invece uno più realistico di 2000-1800 kcal, è chiaro che se attuo un taglio calorico, ad esempio di 400-500 kcal, partendo da 2500-2200 (TDEE sopravvalutato) poi finiscono per non ottenere risultati soddisfacenti perché non si sta realmente instaurando un deficit energetico.
Queste problematiche non sono dovute alla non validità del modello del bilancio calorico, oppure perché "le calorie non contano", ma dipendono più che altro da un'errata valutazione e misurazione delle componenti del dispendio energetico totale, quindi di un errore di metodologia e misurazione di alcune variabili.
Dunque, abbiamo diversi problemi quando valutiamo il TDEE nella maniera tradizionale:
- Il BMR è solo una stima;
- La DIT è solo una stima e lo calcoliamo male;
- Il NEAT è solo una stima e un parametro particolarmente variabile;
- Il dispendio energetico da attività sportiva è solo una stima e anch'esso è molto variabile.
Non possiamo dare lo stesso calcolatore ad una persona che si allena 1 o 3 volte a settimana indistintamente, oppure ad un soggetto che si allena 3 o 5 volte a settimana. E non possiamo valutare questi dispendi energetici senza tener conto del tipo di esercizio fisico che si fa e dell'intensità con cui si praticano queste attività.
Il motivo per cui le persone spesso non riescono a dimagrire pur tenendo conto del modello del bilancio energetico (quindi "considerando" le calorie in entrata e le calorie in uscita), non riguarda solo gli errori circa la determinazione del TDEE (descritti finora), ma altre problematiche importanti riguardano anche la determinazione delle calorie che si assumono realmente con la dieta.
La maggior parte delle persone non è in grado di valutare ad occhio l'apporto di calorie di un pasto.

Se guardiamo l'immagine (due porzioni di frutta secca mista), non ci rendiamo conto che la porzione più grande porta ad un apporto calorico molto elevato, circa il doppio rispetto alla porzione più piccola. Le persone tendono a valutare l'apporto calorico e l'impatto che un cibo ha sull'aumento di grasso corporeo in base alla dimensione della porzione senza considerare da quali cibi è composta quella porzione. La frutta secca rappresenta un alimento ad alta densità energetica e per tali bastano poche manciate in più rispetto ad una porzione "standard" consIderata adeguata, per poter sbilanciare il bilancio energetico e instaurare un surplus calorico (ingrassare) o rendere vano il deficit energetico che sulla carta, in teoria, avevamo stabilito.

Anche in quest'altra immagine (due porzioni di salmone), in realtà, ad occhio, non ci si rende sempre conto che la porzione più grande comporta un'assunzione di nutrienti (proteine, grassi) e calorie rilevantemente maggiore.
Tutto questo nel tempo e sommato ad altri errori, può anche incidere in maniera evidente sul successo di una dieta.
Proprio per questo motivo è importante che le persone, soprattutto all'inizio di un percorso, inizino a comprendere "cosa" realmente stanno mangiando e che nutrienti e calorie apportano i pasti che assumono nel quotidiano.
Questo raggiungimento della consapevolezza del valore nutritivo di un alimento e dell'intero passo, è un aspetto fondamentale, del processo di educazione alimentare e di apprendimento di buone abitudini. La maggior parte delle persone non sa quante calorie un alimento contiene e tende sempre a sottostimare l'impatto che un pasto ha sulla sua dieta o sul suo apporto calorico totale.
L'utilizzo delle app conta-calorie (MyFitnessPal, FatSecret...) può cercare di limitare questa problematica.

Ecco alcuni grafici estrapolati da questo studio (Discrepancy between Self-Reported and Actual Caloric Intake and Exercise in Obese Subjects;)
(Link: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJM199212313272701), peraltro nemmeno recente, a sottolineare che queste problematiche si conoscono, almeno nel mondo scientifico, da veramente tanto tempo.
Lo studio fondamentalmente cercava di indagare circa le discrepanze tra valori reali e valori riportati (di TDEE e apporto calorico con la dieta) dagli stessi soggetti volontari che si mettono a dieta.
I risultati: è stata osservata una differenza di anche 1000 kcal tra l'assunzione calorica reale (calcolata con attenzione dai ricercatori) e quella riportata dagli individui (a rafforzare il concetto che le persone tendono a sottovalutare quanto mangiano).
"Io mangio poco ma non dimagrisco" , è chiaro che se una persona, sulla carta, dice di assumere 1600 kcal, e poi realmente ne assume ben 2500 kcal, non dimagrirà mai.
Se non conosco queste tendenze e non sto ben attento, non capirò mai perché questa dieta non funziona. Molto spesso, in realtà non funziona semplicemente perché non è rispettata.
Come possiamo vedere sempre dai grafici, comunque, c'è anche una tendente sopravvalutazione del TDEE, cioè io penso di avere un TDEE di 2500 kcal, per cui effettuo il taglio calorico a partire da 2500 kcal e invece, realmente, consumo circa 2000 kcal al giorno.
Questo, ovviamente, può far la differenza influendo, in negativo, sui risultati.
1° APPROCCIO POSSIBILE
Tenendo ben a mente il modello semplice del bilancio energetico, dobbiamo assumere che un soggetto, se instaura un deficit energetico, quindi assume meno calorie di quante ne consuma, dimagrisce (perde peso, più in generale), se invece assume più calorie di quante ne consuma, non dimagrisce (anzi, aumenta di peso corporeo).
Dunque, potremmo procedere in questo modo:
- Calcoliamo superficialmente il TDEE, attraverso formule tenendo però bene a mente che il valore finale che ne uscirà potrebbe essere realisticamente molto inaccurato.
- Effettuiamo a partire da quel valore ottenuto, un taglio calorico adeguato, che in genere è di circa 400-500 kcal al giorno.
- Valutiamo i risultati dell'intervento che abbiamo attuato (taglio calorico) dopo circa 2 settimane.
Questa è la fase più importante e più difficile che deve essere monitorata, perché bisogna essere bravi a interpretare i risultati, raccogliere tutti i feedback, e le varie misurazioni.
Hai perso peso oppure no? Hai perso cm oppure no? In che parte? Sul braccio, sull'addome, sui fianchi, sul torace? Come ti vedi allo specchio? Utile ascoltare anche le varie sensazioni riferite dal soggetto che si mette a dieta (mi sento particolarmente stanco, ho meno energie negli allenamenti, ho comunque una buona sensazione di sazietà e via dicendo).
In base ai risultati e alla valutazione successiva a questo primo periodo, è possibile andare a limare eventualmente alcuni parametri.
L'intervento che un professionista deve attuare per aiutare un soggetto a modificare la propria composizione corporea non è mai "unico" e "assoluto", ma è il risultato di una serie di correzioni e aggiustamenti che step by step, in base ai vari feedback, oggettivi e soggettivi, che vengono applicati nel tempo.
Nella pratica che cosa significa?
Semplicemente, se sulla carta ho instaurato un deficit energetico di circa 3500 kcal settimanali e, dopo 3 settimane, la persona non ha perso peso, grasso, e centimetri ad esempio sull'addome, vuol dire che o quella persona ha un TDEE in realtà molto più basso di quello che avevo sommariamente stimato in precedenza, oppure quella persona non ha seguito realmente la dieta (quindi occorrerà indagare in questo senso).
Se la persona ha seguito la dieta, ma non ha ottenuto i risultati il problema è principalmente nella stima del TDEE che è stato sopravvalutato, per cui adoperare un taglio calorico più ingente o aumentare (ad esempio manipolando NEAT o dispendio da attività sportive) il TDEE.
Se la persona sta invece ottenendo dei risultati soddisfacenti in termini di perdita di peso, centimetri e di valutazione allo specchio, allora possiamo procedere con la direzione intrapresa precedentemente, semmai aggiustando alcuni dettagli sulla base delle sensazioni soggettive di chi si mette a dieta e quindi lavorando, fondamentalmente, sulla compliance dietetica.
2° APPROCCIO
In alternativa, un altro approccio (che è probabilmente il migliore) è quello del diario alimentare.
Come funziona?
Molto banalmente, la persona si impegna a inserire tutto ciò che mangia e beve (ovviamente bevande zuccherate, cose di questo tipo, non facciamo riferiamo all'acqua) durante la giornata all'interno del proprio diario (che può essere l'app conta calorie, o su un proprio foglio excel oppure perché no alla vecchia maniera su carta). Il tutto per un periodo di 1 - 2 settimane.
Attenzione ovviamente ad inserire in maniera molto precisa, specialmente per questo periodo iniziale, gli alimenti e a non scordarsi qualche stuzzichino fatto qua e là.
Sempre per la durata di questo periodo prenderemo le misurazioni del nostro peso corporeo (presi ogni mattina appena alzati, dopo essere andati in bagno) in modo da permetterci di incrociare i dati calorici con l'andamento del peso.
Con questo approccio abbiamo modo di valutare il giusto apporto energetico di mantenimento (ovvero apporto equilibrato per cui il nostro peso non aumenta e non diminuisce) e quindi avremo ricavato il dispendio energetico totale reale. Da qui si procede come per il primo approccio, si applica un taglio calorico adeguato tale da aspettarsi una teorica perdita di peso, si procede in questo modo con la continua raccolta dei dati applicando eventuali modifiche nel corso delle settimane.